Immagine della Madonna del Mare

Immagine della Madonna del Mare

sabato 27 aprile 2019

Famiglia Parrocchiale del 28 aprile 2019


FAMIGLIA  PARROCCHIALE
Bollettino   della   Parrocchia   Madonna   del   Mare   -   Trieste
040   30 14 11:  Convento e Ufficio Parrocchiale        040   30 31 89:  Oratorio
E-mail: parrocchia@madonnadelmare.it    Web: www.madonnadelmare.it

Domenica   28   aprile   2019
Domenica   in   albis
e   della   Divina   misericordia
Letture:  At 5, 12-16;  Sal 117;  Ap 1, 9-11.12-13.17.19;  Gv 20, 19-31


domenica  28
Domenica in Albis e della Divina Misericordia
·   Durante la S. Messa delle ore 10.00, amministrazione del Sacramento del Battesimo.
·   Dopo la S. Messa delle ore 10.00, nella sala del convento, incontro di preparazione alla Prima Confessione.
lunedì  29
S. Caterina da Siena, compatrona d’Italia e d’Europa
martedì  30
·    Ore 16.30, catechismo parrocchiale in Oratorio.
giovedì  2
S. Atanasio, vescovo e dottore della Chiesa
·   Ore 20.45, recita del S. Rosario in Chiesa, animato dai Gruppi e Associazioni Parrocchiali.
Venerdì  3
Ss. Filippo e Giacomo, apostoli
·   Primo venerdì del mese.
Sabato  4
S. Lazzaro, martire
·   Ore 16.00, celebrazione della Prima Confessione.
domenica  5
IIIa Domenica del Tempo di Pasqua
·   Dopo la S. Messa delle ore 10.00, nella sala del convento, incontro di preparazione alla Prima Comunione.

Inizia il mese di Maggio, tempo spirituale e pastorale molto bello e intenso, carico di eventi e celebrazioni: accompagniamo con la preghiera i ragazzi del catechismo che si accosteranno per la prima volta al Sacramento della Riconciliazione e dell’Eucarestia e prepariamoci alla festa patronale della Madonna del Mare attraverso la recita del S. Rosario in Chiesa e in casa. Nella bacheca l’elenco e il calendario delle famiglie che accolgono l’immagine della Madonna del Mare per la recita del S. Rosario.

fra Andrea, parroco

INTENZIONI   SS.  MESSE


domenica  28
aprile
Domenica in Albis e della Divina Misericordia
ore    8.30    -
ore  10.00    -Per l’Assemblea
ore  11.30    -def.ta Miria
ore  19.00    -def.ti  Norma e Giuseppe Trevisan
                        -def.to Mattia Di Mambro (obitus)
lunedì  29
aprile
S. Caterina da Siena, compatrona d’Italia e d’Europa
ore    8.30    -def.to Ferruccio
ore  19.00    -def.ta Clotilde Suppini (obitus)
                        -def.to Romano
martedì  30
aprile
ore    8.30    -def.ti  Giorgio, Roberto e Walter
ore  19.00    -def.ta Marisa Mari
                        -def.to Adriano Iacopucci
                        -def.to Marino
mercoledì  1
maggio
ore    8.30    -def.to Mario
ore  19.00    -def.ta Solidea
giovedì  2
maggio
S. Atanasio, vescovo e dottore della Chiesa
ore    8.30    -
ore  19.00    -def.to Gino
                  -def.ta Flora
                        -def.ta Ambretta
venerdì  3
maggio
Ss. Filippo e Giacomo, apostoli
ore    8.30    -def.to Giovanni Candotti
ore  19.00    -def.ti  Famiglia Bressanutti
sabato  4
maggio
S. Lazzaro, martire
ore    8.30    -
ore  19.00    -
domenica  5
maggio
IIIa Domenica del Tempo di Pasqua
ore    8.30    -
ore  10.00    -Per l’Assemblea
ore  11.30    -def.ti  Armida e Luigi
                  -def.ti  Rosa e Clemente
                  -def.to Ugo Samassa
ore  19.00    -def.to Oddone
                        -def.te Adelina e Irma



sabato 20 aprile 2019

Famiglia Parrocchiale del 21 aprile 2019, Pasqua di Resurrezione


FAMIGLIA  PARROCCHIALE
Bollettino   della   Parrocchia   Madonna   del   Mare   -   Trieste
040   30 14 11:  Convento e Ufficio Parrocchiale        040   30 31 89:  Oratorio
E-mail: parrocchia@madonnadelmare.it    Web: www.madonnadelmare.it

Domenica   21   aprile   2019
PASQUA   DI  RESURREZIONE
Letture: At 10, 34a. 37-43; Sal 117; Col 3, 1-4; Gv 20, 1-9

domenica  21

PASQUA   DI   RISURREZIONE   DEL   SIGNORE
·    Orario Ss. Messe: 8.30, 10.00, 11.30, 19.00. Al termine di ogni S. Messa, benedizione del pane, delle focacce e delle uova.
·    I giovani della Parrocchia hanno preparato delle bottigliette con l’acqua santa che potete prendere per la benedizione della mensa e della casa in quei giorni di festa. L’offerta che potete lasciare servirà per le spese del campo estivo. Grazie per la vostra generosità.
lunedì  22
Lunedì  dell’Angelo
·    Oggi non è festa di precetto. Orario Ss. Messe: 8.30 e 19.00.
domenica  28
Domenica  in  Albis  e  della  Divina  Misericordia
·   Durante la S. Messa delle ore 10.00, amministrazione del Sacramento del Battesimo.
·   Dopo la s. Messa delle ore 10.00, nella sala del convento, incontro di preparazione alla Prima Confessione.

La comunità francescana porge a tutti voi, i più cari e affettuosi auguri per questa Santa Pasqua. Il mistero di morte e resurrezione di Gesù che celebriamo in questi giorni, sia fonte di rinnovata gioia nel Signore. Che questo augurio e saluto giunga a tutti, e in speciale modo a coloro che sono sofferenti nel corpo e nello spirito, ai malati, agli anziani e alle persone sole. A tutti la nostra vicinanza e il sostegno nella preghiera.
Grazie a chi ha espresso i propri auguri e ha manifestato la propria vicinanza alla comunità dei frati e a coloro che, in diversi modi, hanno svolto dei servizi nei giorni di Quaresima e durante la Settimana Santa. Grazie a chi ha dato decoro alla Chiesa e agli ambienti parrocchiali e ha collaborato nelle azioni liturgie e nelle attività pastorali.
Auguri  di  Buona  Pasqua
I  frati  di  Madonna  del Mare


INTENZIONI   SS.  MESSE


domenica  21
aprile
Pasqua  di  Risurrezione
ore    8.30    -
ore  10.00    -Per l’Assemblea
ore  11.30    -def.ta Solidea
                        -def.ti  Renato e Firmina
ore  19.00    -
lunedì  22
aprile
Lunedì  dell’Angelo
ore    8.30    -def.ta Solidea
                        -def.ta Paola
ore  19.00    -def.ta Annamaria Ceglar (obitus)
                        -def.ta Claudia
martedì  23
aprile
ore    8.30    -def.ta Solidea
ore  19.00    -def.ta Dolores Senni (obitus)
                        -def.ta Chiara Valentini
                        -def.to Andrea
mercoledì  24
aprile
ore    8.30    -def.ta Solidea
                        -def.ti  Enzo e Argia
ore  19.00    -def.to Giorgio Cassutti
                        -def.te Rosa e Caterina
giovedì  25
aprile
San  Marco,  evangelista
ore    8.30    -def.ta Solidea
ore  19.00    -def.to Renato Suzzi
                  -def.ti  Corrado e Oddone
venerdì  26
aprile
ore    8.30    -
ore  19.00    -def.to Matteo Bocola
                        -def.ta Nella Edda Carpenetti
                  -def.ta Lodovica
sabato  27
aprile
ore    8.30    -def.ti  Argeo, Liliana e Antonio
ore  19.00    -def.ti  Andrea, Anna, Toni e Maria
                  -def.to Nicola Jurka
domenica  28
aprile
Domenica  in  Albis  e  della  Divina  Misericordia
ore    8.30    -
ore  10.00    -Per l’Assemblea
ore  11.30    -def.ta Miria
ore  19.00    -def.ti  Norma e Giuseppe Trevisan

venerdì 19 aprile 2019

Via Crucis del Venerdì Santo, 19 aprile 2019


Parrocchia  Madonna  del  Mare
Trieste



Via  Crucis  del  Venerdì  Santo

Le  Sette Parole  di  Gesù  in  Croce




Venerdì  Santo,  19  aprile  2019










Introduzione

Il testo che accompagna questa Via Crucis, è una meditazione sulle “Sette Parole di Gesù in Croce”, tratta dagli scritti di Madre Anna Maria Cànopi, abbadessa e fondatrice del monastero benedettino Mater Ecclesiae nell’Isola di San Giulio, sul lago d’Orta, recentemente scomparsa lo scorso 21 marzo.
“Meditare su queste parole – scrive madre Canopi – è come immergersi nel grande mistero della redenzione e diventarne una fedele manifestazione in mezzo agli uomini del nostro tempo che tanto facilmente passano distrattamente accanto alla Croce, assorbiti da altre parole che lasciano il vuoto nel cuore”.



Prima  Parola:
“Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno”


Dopo aver detto, con lacrime e sudore di sangue, il suo sì filiale al Padre, Gesù acquista forza ed è pronto ad affrontare la Passione tacendo davanti alla menzogna e all’umiliazione, deciso a portare a compimento la sua missione salvifica.
Condannato a morte senza un regolare processo, si avvia, portando la croce, verso il Calvario. Durante la faticosa salita, egli è il buon Pastore che porta sulle sue spalle non tanto una croce di legno quanto l’umanità, ossia la pecorella smarrita che è venuto a cercare per riportarla nell’ovile del Padre sulle proprie spalle. Siamo dunque noi la sua vera croce.
Il Calvario, luogo della più ingiusta esecuzione capitale, in forza di questo «più grande» amore, spinto fino all’estremo dono di sé, si trasforma nel monte del sacrificio redentore, nel monte dell’intercessione e del perdono.
Colui che durante il processo «non aprì la sua bocca» e, spogliato delle sue vesti, si rivestì di sacro silenzio, ora che è reso del tutto impotente ed è là sospeso tra cielo e terra, inchiodato e senza alcuna difesa, in una disfatta che sembra totale, ora egli parla.
E la prima parola che udiamo da lui sulla croce è perdono, vale a dire «per-dono», dono al superlativo, dono di quell’amore che l’ha spinto lì: «Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno».
Commenta un santo: «’Padre’, dice, ‘perdonali’. Che cosa si poteva aggiungere di dolcezza, di carità a una siffatta preghiera? Tuttavia egli aggiunse qualcosa. Gli sembrò poco pregare, volle anche scusare. ‘Padre, disse, perdona loro perché non sanno quello che fanno’. E invero sono grandi peccatori, ma poveri conoscitori. Perciò: ‘Padre, perdonali’. Crocifiggono, ma non sanno chi crocifiggono, perché ‘se l’avessero conosciuto, giammai avrebbero crocifisso il Signore della gloria’; perciò: ‘Padre, perdonali’. Lo ritengono un trasgressore della legge, un presuntuoso che si fa Dio, lo stimano un seduttore del popolo. ‘Ma io ho nascosto loro il mio volto, non riconobbero la mia maestà’. Perciò: ‘Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno’»



Seconda  Parola:
“Oggi sarai con me nel Paradiso”


 Sull’alto monte del Calvario, quasi alberi nudi contro il cielo primaverile, si stagliano tre croci. La tradizione artistica, con giusta intuizione, ha sempre voluto che quella posta al centro fosse più alta; su di essa si impone all’attenzione una scritta: «Costui è il re dei Giudei».
Gesù è là, inchiodato alla croce tra due malfattori, provocato e deriso dai capi e dai soldati, abbandonato dai discepoli, guardato da lontano dalla folla che prima l’aveva seguito, ascoltato e osannato per le sue parole e i suoi miracoli: ecco ora il più inconcepibile scandalo dell’impotenza.
Un «re da burla» che non si difende e che non è difeso da nessuno, nemmeno con una parola… È una condizione estremamente umiliante, ma è la vera via regale scelta da Cristo per sé e da lui proposta ai suoi discepoli: «Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore» ( Gv 12,26). E ancora: «Imparate da me, che sono mite e umile di cuore» ( Mt 11,29).
Soltanto la fede ci fa intuire che in tale stato di povertà e di umiliazione, di spogliazione e di morte è nascosto un grande mistero di grazia, una realtà bella e desiderabile. Fu questa la fede del «buon ladrone» che, solo, riconobbe nel suo compagno di sventura un vero re, un re paziente, che pativa ingiustamente misconoscimento e ingratitudine da parte di coloro – noi tutti – che egli non si vergognava di chiamare fratelli.
E per quella sua fede il ladro ebbe il coraggio, in mezzo alle bestemmie e alle parole irrisorie, di chiamarlo per nome, di riconoscerlo «salvatore» e di rivolgergli un’umile preghiera di supplica: «Gesù, ricòrdati di me quando entrerai nel tuo regno», rubando così all’ultimo istante il passaporto per entrare nel più bello di tutti i regni e ricevere in eredità una ricchezza incalcolabile.
Ebbe, infatti, la grazia di sentirsi dire: «Oggi con me sarai nel paradiso» ( Lc 23,43). Il ladrone entra con il Re nel regno della gloria! Così il Cristo esercita la sua regale autorità. Nell’umiltà del suo amore egli arriva all’estremo sacrificio per dare all’uomo la libertà, la salvezza, la vita nel suo regno glorioso.
Un inno della Liturgia delle Ore così ci fa cantare: «Egli non con stragi, con violenza e terrore ha soggiogato i regni: sollevato sull’alto della croce, tutto ha tratto a sé con forza d’amore».



Terza  Parola:
“Donna, ecco tuo figlio. Figlio, ecco tua Madre”


Tutto il tumulto della più tragica giornata della storia sembra ora placarsi. Sulla vetta del Golgota verso sera spiccano soltanto tre persone, tre esili figure: Gesù agonizzante, la Madre e Giovanni, il discepolo dal cuore vergine, capace di amare con totalità di dedizione, senza paura di morirne. Come Maria.
E si distinguono ormai soltanto alcune brevi parole: brevi ma intense, essenziali, cariche di potenza creatrice, perché cariche d’amore: «Donna, ecco tuo figlio!… Ecco tua madre!». La consegna della Madre al discepolo è il supremo testamento d’amore lasciatoci da Gesù.
Nelle tenebre del Venerdì Santo una luce rifulge; in un raccapricciante scenario di morte avviene un mirabile atto creativo. Maria rappresenta qui la nuova Eva dalla quale nasce una prole nuova: la stirpe dei figli di Dio. Donna, ecco tuo figlio!
Mentre sta presso la croce e consuma nel cuore l’immenso dolore della Passione del Figlio, dal Figlio stesso Maria è investita di una maternità spirituale e universale che la rende davvero grande più di ogni altra creatura. Diventa madre di tutta l’umanità, perché – come dice sant’Agostino – Gesù, in forza del suo amore, essendo unico presso il Padre non ha voluto rimanere solo (cfr. Discorsi, 194,3). Ecco tua madre! Quale pegno e quale responsabilità! Giovanni la prende con sé per riceverne le cure quale figlio, ma anche per averne cura come di una madre cui è dovuto immenso amore, profonda riverenza e devozione.
Da questo momento Maria è la Madre della Chiesa; è la nostra Madre nella misura in cui noi instauriamo con Gesù una relazione vitale, prendendo parte al suo mistero di redenzione come membra del suo stesso corpo. La nostra vita ha quindi le sue radici nella croce di Gesù, nella stabilità di Maria, nella fedeltà di Giovanni.
Siamo nati là, in quell’ora, dal cuore trafitto di Cristo e siamo stati affidati da lui al cuore della Madre. Così siamo nati quali figli di Dio e siamo nati anche come Chiesa; perciò siamo nati anche come madri, perché Maria è Madre e Figlia della Chiesa, com’è Madre e Figlia del suo Figlio.
Affidati a lei, riceviamo a nostra volta in lei e da lei la santa Chiesa; la riceviamo come Madre da amare, da onorare; la riceviamo per darle ascolto, per obbedire ai suoi suggerimenti, per camminare con la sua guida nella via della luce quali veri figli di Dio.



Quarta  Parola:
“Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”


Dopo aver pronunziato il suo «testamento spirituale» e aver consegnato la Madre al discepolo amato, Gesù è ora totalmente spoglio di ogni divina e umana ricchezza; il Figlio di Dio, ridotto all’estrema povertà, grida tutta la sua desolazione e l’angoscia di uomo che sperimenta la dolorosa assenza di ogni sostegno vissuta come assenza di Dio stesso, come stato di abbandono totale: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?».
Il grido lacerante dell’Uomo-Dio attraversa le nostre tenebre; è l’ora culminante dell’agonia in cui il Cristo assume veramente tutta la desolazione, l’angoscia, la paura, il terrore della morte che abitano nel cuore dell’uomo. Con forti grida e lacrime – dice la Lettera agli Ebrei (cfr. 5,7) – Gesù pregò colui che poteva liberarlo da morte. Il pianto di tutto il dolore delle generazioni umane passa attraverso il cuore di Cristo, sale dalla terra, penetra nei cieli e ferisce il cuore del Padre: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?».
«Dio non può averlo abbandonato – spiega sant’Agostino – perché lui stesso è Dio». Eppure il Cristo prova questo abbandono, vive questa estrema desolazione, cade in questo abisso dove le tenebre sono assolute. È un mistero.
Al grido straziante del Figlio, dell’uomo, Dio non si fa sentire, non interviene. E tuttavia non è un Dio assente; è un Padre che, per folle amore, immola il Figlio della sua compiacenza per i «figli dell’ira»; nel Figlio del suo amore egli immola il proprio cuore, che, tutto donato, diventa puro silenzio. Ma in quel silenzio c’è la più alta risposta, la più sofferta «com-passione».
È un’ora buia; è l’ora più buia della storia, ma è anche il grembo del nuovo giorno, per la nascita di un mondo nuovo, per il sorgere di una nuova luce. Il lamento di Cristo, infatti, è l’inizio del Salmo 22, che, apertosi con tale lancinante grido di angoscia, si conclude poi – come la stessa Passione – con una consegna fiduciosa, con una parola piena di speranza: «E io vivrò per lui (per Dio), lo servirà la mia discendenza» (vv. 30-31). Proprio quest’Uomo che muore avrà una lunga discendenza.
L’ora in cui Colui che è la Vita si consegna alla morte è dunque l’ora della massima fecondità: generazione a prezzo della morte. Da mezzogiorno alle tre del pomeriggio si fece buio sulla terra… Questo è uno spazio di tempo nella giornata, in ogni giornata, che noi dovremmo sempre trascorrere sotto la croce, poiché quell’ora non si è chiusa, ma perdura e abbraccia tutta la nostra esistenza. Noi siamo ancora contemporanei all’agonia di Gesù, sempre presenti all’ora della sua suprema offerta.
Quinta  Parola:
“Ho sete”


Dopo il grido di dolore rivolto al Padre e dopo aver affidato la Madre al discepolo Giovanni, Gesù esprime con un soffio di voce un’umile domanda da mendicante, una domanda che tante volte affiora sulle labbra riarse dei morenti: «Ho sete».
Il gesto di chi, imbevuta una spugna di aceto, gliela porge è, in mezzo a tante atrocità, un segno di umana compassione, compiuto per alleviare le sofferenze dell’agonizzante.
Ma la sete di Gesù non può trovare sollievo soltanto in questo, perché è una sete soprattutto spirituale che lo ha accompagnato lungo tutta la sua esistenza terrena. È sete di amore. Già all’inizio della sua missione pubblica, sedutosi, affaticato, presso il pozzo di Sicar, aveva chiesto alla donna samaritana: «Dammi da bere!»; e l’aveva poi lui stesso dissetata rivelandosi come Colui che doveva venire a salvarci.
Di che cosa, infatti, ha sete Gesù se non di noi, della nostra salvezza, della nostra fede, del nostro amore? La beata Teresa di Calcutta commentava queste ultime parole di Gesù, dicendo: «Ho sete: queste parole di Gesù non riguardano solo il passato, ma sono vive qui e ora, dette a noi… Finché non comprendiamo nel profondo del nostro essere che Gesù ha sete di noi, non potremo cominciare a conoscere quello che egli vuole essere per noi, e ciò che egli vuole che noi siamo per lui».
La sete di Gesù è dunque una sete divina; ma è pure un bisogno della sua umanità che si mette nella nostra situazione di desolata povertà, di estrema debolezza per condividerla. Scopriamo questa «sete» di Gesù anche prima, nell’orto del Getsemani, quando, quasi come bambino impaurito, egli si rivolge ai tre discepoli prescelti con parole di toccante umanità: «La mia anima è triste fino alla morte. Restate qui e vegliate» (Mc 14,34); sente il bisogno di non essere lasciato solo. Ed è sempre nel Getsemani che, rivolgendosi al Padre, dice ancora: «Padre mio, se è possibile, passi via da me questo calice! Però non come voglio io, ma come vuoi tu!» (Mt 26,39). La sete di Gesù è sete di compiere la volontà del Padre, è desiderio della nostra salvezza… Egli ci ama e ha sete dell’amore di ognuno di noi, perché ciascuno di noi conta per lui più di tutto il mondo. Perciò, se noi non ricambiamo il suo amore, egli rimane assetato e continua a cercarci. Ma come possiamo ricambiare l’amore se, a causa del peccato, siamo incapaci di amare? Gesù stesso, morendo riarso dalla sete, diventa la sorgente inesauribile dell’acqua viva, poiché dal suo cuore trafitto sgorgano sangue e acqua. Da questa sorgente possiamo attingere l’amore e la sovrabbondanza della Vita. L’ora della crocifissione e della morte di Cristo è quindi l’ora del trionfo dell’Amore e della sua massima fecondità. Nella misura in cui beviamo a questa sorgente, veniamo dissetati e anche dal nostro cuore zampilla una sorgente d’acqua viva offerta a tutti gli assetati di Dio, del Dio che è inesauribile Amore.
Sesta  Parola:
“Tutto è compiuto”


Le braccia distese sul legno, le mani inchiodate, Gesù è fisicamente del tutto impotente, agli occhi di tutti appare uno sconfitto. Ma le vie di Dio non sono le nostre vie, i suoi pensieri non sono i nostri pensieri…
In realtà, questa è proprio l’ora che egli ha ardentemente desiderato, e alla quale si è preparato come all’ora culmine, all’ora della pienezza, in cui – superate tutte le tentazioni e le insidie – poter dire al Padre: «Consummatum est, tutto è compiuto, la missione affidatami è stata portata a compimento secondo il tuo volere». La preghiera di Gesù per noi ha raggiunto il suo culmine nell’offerta che egli ha fatto di se stesso al Padre nell’ora della croce, nel grido: «Tutto è compiuto» (Gv 19,30). «Tutte le angosce dell’umanità di ogni tempo, schiava del peccato e della morte, tutte le implorazioni e le intercessioni della storia della salvezza confluiscono in questo grido del Verbo incarnato.
Ed ecco che il Padre le accoglie e, al di là di ogni speranza, le esaudisce risuscitando il Figlio suo. Così si compie e si consuma l’evento della preghiera nell’Economia della creazione e della salvezza…» (CCC, n.  2606).
Tutto è compiuto. Tutto è avvenuto secondo le profezie, tutto è avvenuto secondo il disegno del Padre. L’ora dell’offerta iniziata con la nascita di Gesù a Betlemme si compie sul Calvario: là era nato nella estrema povertà, qui muore nell’estrema spogliazione e umiliazione. È la scelta di Dio, è la scelta dell’Amore che, volendo ricuperare i miseri, si fa Misericordia, si abbassa, si svuota di sé stesso per riversarsi in noi come sorgente di vita. Tutto è compiuto: è questo «l’istante immobile»; il tempo si ferma, l’ora batte sul cuore di Gesù e si riparte da zero. È l’ora zero della storia, l’ora in cui comincia il Giorno nuovo, il tempo nuovo, tempo della salvezza e della grazia.
Tutto il dolore della Passione sembra ora acquietarsi, come la terra che, dopo aver accolto il seme nel solco, attende nella pace che esso germogli. È l’ora del «grande silenzio». È l’ora in cui, come discepoli di Cristo, più nulla possiamo fare, nulla dire, ma solo «rimanere nel suo amore», rimanere in preghiera presso di lui, inchiodati alla croce insieme con Maria, la Madre, formando un’unica grande supplica che, passando attraverso il cuore trafitto del Cristo, si versa nel seno del «Padre misericordioso e Dio di ogni consolazione» (2 Cor 1,3). A quest’ora della Passione di Gesù si può riferire quanto diceva il poeta Claudel: il dolore è come una mandorla amara che si getta sul ciglio della strada; ripassando per la medesima via, vi troviamo un mandorlo in fiore.


Settima  Parola:
“Padre, nelle tue mani consegno il mio Spirito”


Quando tutto è compiuto, quando il sacrificio di amore è pienamente consumato, quando non c’è più un «oltre» nell’offerta e nel dolore, ecco l’ultimissima parola di Gesù: «Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito».
Grido di fiducia erompente dal cuore di un Povero che, percosso, disprezzato, senza via di salvezza umana, si rifugia in Dio, getta in lui ogni suo affanno. E in questa totale consegna di sé trova la pienezza della pace, si ritrova figlio.
La Passione di Gesù non si conclude con un «perché» rivolto a un Dio sentito lontano, assente, ma con un atto di abbandono filiale: «Nelle tue mani consegno il mio spirito». Gesù spira riconsegnandosi alle mani del Padre, a cui aveva sempre obbedito, la cui volontà era stata tutto il suo desiderio, la sua unica gioia. Per questo la sua agonia è come una notte che sfocia nell’alba della risurrezione.
Dalla cattedra della Croce, il Giusto, che si è caricato di tutte le nostre sofferenze perché ha preso su di sé tutte le nostre colpe, ci insegna a sperare contro ogni speranza, a sentire che le mani di Dio sono più forti di qualsiasi mano potente degli uomini, più forti di ogni tentazione che possa sopraggiungere e abbattersi su di noi. Perciò anche quando la prova è dura, terribile e angosciosa, noi dobbiamo gridare: nelle tue mani, Signore, sono al sicuro.
Tuttavia, il grido di Gesù esprime pure lo sgomento di un figlio che sa di dover ancora compiere un viaggio nell’oscurità per poter ritornare a casa. Dopo la sua consegna, infatti, il Verbo della vita, Colui che il Padre ha mandato a parlare direttamente all’umanità per rivelarle il suo amore, si immerge nel silenzio della morte. E con il calar della sera, dopo gli ultimi atti compiuti dall’umana pietà, un profondo silenzio avvolge anche il monte delle croci e penetra nei cuori.
Noi, che siamo entrati con Gesù in quest’ora, crediamo davvero che solo apparentemente le tenebre stanno prevalendo, poiché in esse già si fa strada la luce? Noi, che conosciamo la morsa dell’angoscia, crediamo che nel grido di Gesù morente si fa strada la speranza della Vita? Noi, che pure facciamo l’esperienza del turbamento per tanti sconvolgimenti che avvengono nel mondo, ne sappiamo trarre motivo di pentimento per convertirci a una più grande fede e soprattutto a un più grande amore? Mentre il velo del tempio dell’antica Legge si squarcia, che cosa avviene in noi?
Se viviamo davvero il mistero della Croce, si può finalmente squarciare il nostro vecchio mondo, il nostro vecchio uomo, il velo della nostra sufficienza; si può spaccare la roccia del nostro cuore per lasciar scaturire da essa una sorgente d’acqua viva. Presi da santo timore, allora gridiamo con il centurione: «Costui è veramente il Figlio di Dio!»; poi, insieme con le pie donne, continuiamo a sostare presso la croce e presso il sepolcro, sicuri che Gesù, caduto nel silenzio della morte, non è perduto per noi, perché l’Amore è il più forte e ha vinto.



PREGHIERA CONCLUSIVA


Preghiamo dicendo: Padre Nostro...


O Dio nostro Padre, creatore del cielo e della terra e di ogni uomo,
è sconvolgente che tu ci abbia amati fino a morire in croce per noi.
È un mistero troppo grande che affascina e spaventa
e una vita intera non sarà sufficiente per abbracciarlo.
Aiutaci, Signore, a sentirci amati da te, personalmente e come Chiesa.
O Padre, in Gesù morto in croce,
ogni giorno allarghi le tue braccia alla nostra invocazione e al nostro abbraccio:
aiutaci a non sottrarci mai al tuo amore
e manda il tuo Spirito affinché viviamo secondo la dignità che tu ci hai restituito.
Non permettere che passi giorno senza ricordare il tuo amore crocifisso per noi
e non permettere che passi giorno che non sia gesto d’amore per un amore così grande,
nel rispettare e amare la nostra vita, nel rispettare e amare la vita degli altri.
Per Cristo nostro Signore. Amen.



BENEDIZIONE


Ci protegga Maria, Madre di Gesù
e Madre nostra, ai piedi della croce per tutti noi.
Ci benedica il Dio della vita,
che ha dato sé stesso morendo in croce per tutti noi.
Ci benedica il Cristo dalla croce,
che ci ha liberato dalle nostre colpe.
Ci benedica lo Spirito amore,
che ci ha convocati per questa preghiera.

E la benedizione di Dio onnipotente,
Padre,  + Figlio e Spirito Santo
discenda su di voi e con voi rimanga sempre. Amen.

Andate in Pace.
Rendiamo grazie a Dio.